I dati fotografano un Paese che nega il futuro ad un minore su cinque. Nicola Caprio: “Basta bonus ed interventi spot, serve un piano d’azione nazionale.”
La povertà in Italia non è solo una questione di reddito, ma di opportunità negate. L’ultimo report dell’Istat sulla povertà educativa svela un’emergenza sociale ed economica strutturata su due livelli: la carenza di strumenti culturali di partenza e il fallimento degli esiti formativi.
Le disuguaglianze, come precisa l’Istat, iniziano tra le mura domestiche e si amplificano nel sistema pubblico. Il 37% dei minori vive in famiglie con meno di 25 libri in casa e oltre il 20% ha genitori con un basso titolo di studio. Il contesto scolastico, purtroppo, non compensa questo svantaggio, infatti, il 42,7% degli alunni delle elementari non ha accesso al tempo pieno e solo il 31,6% dei bambini sotto i due anni trova un posto al nido. A questo si aggiunge un dato strutturale inaccettabile, cioè, il 41,5% delle scuole italiane di ogni ordine e grado presenta ancora barriere architettoniche che escludono i ragazzi con disabilità motoria.
“Siamo di fronte a una colpevole carenza di infrastrutture”, dichiara Nicola Caprio, esperto di politiche sociali e responsabile dei rapporti Istituzionali dell’organizzazione regionale di Codici Campania. “Non è tollerabile che quasi metà degli istituti sia inaccessibile o che il tempo pieno resti un lusso per pochi. Se non garantiamo parità di accesso fin dai primi anni di vita, stiamo accettando di lasciare indietro i più fragili, in partenza”.
Dunque, la mancanza di investimenti si traduce nel crollo delle competenze e del benessere psicologico. Il 9,8% dei giovani tra i 18 e i 24 anni abbandona precocemente gli studi (dispersione esplicita), mentre l’8,7% arriva alla maturità senza le competenze minime per affrontare il lavoro o l’università (dispersione implicita). Di fatto, finiscono la scuola senza strumenti per il futuro. Questo isolamento culturale si riflette direttamente sulla salute mentale, il 13% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni si dice insoddisfatto della propria vita e il 14,1% dichiara di non avere fiducia in se stesso per superare i momenti difficili.
Intanto, l’analisi dei dati sposta la responsabilità direttamente sulle Istituzioni e sulla necessità di un cambio di rotta radicale nelle politiche di welfare.
I numeri dell’Istat non descrivono un fallimento dei singoli ragazzi, ma un crollo strutturale delle istituzioni”, conclude Nicola Caprio. “La povertà educativa non si combatte con bonus temporanei o con interventi spot dettati dall’emergenza del momento. La politica deve assumersi la responsabilità di un piano d’azione nazionale di lungo periodo. Serve un welfare di prossimità che metta al centro la scuola e il territorio, investendo seriamente su asili nido universali, tempo pieno e infrastrutture accessibili. Garantire un’educazione di qualità non è una spesa assistenziale, ma il più grande investimento strategico che possiamo fare per il futuro delle nostre comunità”.


