di Nicola Caprio, Responsabile Rapporti Istituzionali di Codici Campania.
Il luogo in cui si nasce o si risiede non può continuare a decidere il diritto alla salute e alla vita delle persone. Eppure, l’ultimo monitoraggio del Ministero della Salute sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) ci sbatte in faccia, per l’ennesima volta, la fotografia di un’Italia spaccata a metà, dove il Mezzogiorno viene trattato come un territorio di “serie sconosciuta”.
I dati ufficiali non lasciano spazio ad interpretazioni, purtroppo. In cima alla classifica della qualità sanitaria svettano il Veneto (288 punti), l’Emilia-Romagna (282) e la Toscana (280). E il Sud? Arranca drammaticamente! In coda troviamo la Sicilia (196 punti), il Molise (192) e la Calabria (189). Certo, ci sono piccoli segnali di risveglio, come la Puglia che riesce a entrare nella top 10 con 242 punti o la nostra Campania che mostra timidi progressi. Ma la realtà quotidiana che verifichiamo come sportello di tutela dei cittadini in Regione Campania, è fatta ancora di liste d’attesa infinite, pronto soccorso al collasso e una dolorosa “migrazione sanitaria” verso gli ospedali del Nord.
Come associazione dei consumatori e dei cittadini, da tempo analizziamo le cause di questo divario ed è evidente che il nostro Sud non soffre di un destino cinico e baro, ma delle conseguenze di problemi strutturali precisi che vanno risolti in maniera urgente, sfruttando l’ultima chiamata dei fondi europei del PNRR.
Il report del Ministero evidenzia che il vero tallone d’Achille del Sud è l’assistenza territoriale (medici di base, consultori, cure a domicilio) e la prevenzione. Bisogna accelerare la messa in funzione delle Case e degli Ospedali di Comunità previsti dal PNRR. Le persone vanno curate vicino casa, evitando di ingolfare gli ospedali per patologie che si potrebbero gestire sul territorio.
Bisogna anche tener conto degli anni di commissariamenti e di blocco delle assunzioni che hanno privato le nostre corsie di medici e di infermieri. Oggi, dunque, servono concorsi rapidi e incentivi economici concreti per convincere i professionisti sanitari a restare nelle nostre strutture, bloccando la fuga verso il privato o verso le regioni del Nord.
È da evidenziare che, oggi, le risorse economiche ci sarebbero, ma alcuni Comuni e le nostre ASL sono talmente svuotati di personale da non avere progettisti o esperti di bandi per mettere a terra i progetti del PNRR, nei tempi previsti. Lo Stato centrale, a mio avviso, deve intervenire inviando task force di esperti a supporto dei territori. Il nostro impegno, come Codici Campania, sarà di portare queste istanze sui tavoli decisionali. Il tempo delle scuse e dei rinvii è finito, la salute non è un privilegio geografico, ma un diritto costituzionale universale. È ora che il Sud torni a correre con tanta dignità e alla stessa velocità del resto del Paese.




