Nicola Caprio
Tra pochi giorni saremo chiamati a votare, ma regna, purtroppo, la confusione. Invece di essere felici di poter dire la nostra, ci sentiamo stanchi e disorientati da troppe chiacchiere difficili.
Non è un mistero che la materia giudiziaria sia per sua natura complessa, quasi respingente per i non addetti ai lavori. Tuttavia, il modo in cui i quesiti, oggi, vengono presentati sembra rispondere ad un preciso disegno di scontro comunicativo tra opposte fazioni politiche, piuttosto che a un reale desiderio di riforma condivisa.
Purtroppo, tra un linguaggio che nessuno capisce e una propaganda che serve solo a creare scontri, la gente si sente confusa e finisce per girarsi dall’altra parte. Non è un errore, badate bene, sembra quasi che vogliano farci sentire ignoranti per non renderci partecipi e si percepisce, sempre più, che si sta trasformando la giustizia in una “questione tecnica”, spingendo l’elettore verso la via del disimpegno. Il vero spettro che aleggia su questa consultazione sarà, infatti, l’astensionismo di massa. Guardando al passato, la storia ci insegna che in democrazia non esistono spazi vuoti e se la società civile fa un passo indietro, quel terreno viene immediatamente occupato da “blocchi di potere”, dalle élite politiche e dalle correnti della magistratura.
Siamo di fronte, dunque, a un diritto che rischia di spegnersi sotto il peso dell’astensionismo e della confusione. Pertanto, se decidere diventa un privilegio di pochi legati alle dinamiche di corrente, la giustizia smette di essere un bene comune e il diritto si trasforma e non serve più a proteggere i cittadini, ma diventa solo un terreno di scontro, per i tecnici del sistema, lontano, purtroppo, dalla realtà.
Si consuma, quindi, un paradosso democratico e si indice un referendum per dare voce al popolo, ma lo si organizza in modo così caotico da indurlo al silenzio. E in questo “silenzio confusionario”, il solito rumore dei pochi interessati finisce per diventare legge, allontanando, ancora una volta, i cittadini dal cuore pulsante delle istituzioni.







